Le donne che coltivano il futuro della Val Venosta

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Tra meleti, cooperative e aziende familiari, la melicoltura venostana racconta una storia in cui la leadership femminile non è più un’eccezione, ma una risorsa decisiva.

C’è una Val Venosta che tutti conoscono: quella delle montagne, dei meleti ordinati e delle mele che maturano lentamente grazie al clima alpino. E poi ce n’è un’altra, meno raccontata ma altrettanto determinante, fatta di donne che ogni giorno custodiscono questo paesaggio e ne progettano il futuro. Non solo tra i filari, ma anche nelle sale riunioni delle cooperative, negli uffici dove si prendono decisioni strategiche e nelle aziende familiari che da generazioni rappresentano il cuore della melicoltura venostana.

È una trasformazione silenziosa, che negli ultimi anni ha cambiato il volto dell’agricoltura locale: le donne non sono più soltanto protagoniste del lavoro quotidiano nei masi, ma assumono sempre più spesso ruoli di responsabilità, portando nuove competenze, una diversa cultura organizzativa e una visione orientata alla sostenibilità e al lungo termine.

Tra le figure che meglio rappresentano questa evoluzione c’è Monika Ohrwalder, direttrice della cooperativa MIVOR (una delle 7 cooperative di VI.P. – Associazione delle Cooperative Ortofrutticole della Val Venosta). Il suo incarico consiste nel guidare, insieme al Consiglio di amministrazione, lo sviluppo economico e strategico di una realtà che riunisce 315 produttori e oltre 170 collaboratrici e collaboratori. Una responsabilità che va ben oltre la gestione aziendale: significa creare valore per centinaia di famiglie agricole e garantire che la cooperativa rimanga un punto di riferimento per le nuove generazioni.

«In qualità di direttrice di MIVOR, insieme al Consiglio di amministrazione sono responsabile dello sviluppo strategico ed economico della nostra cooperativa. Il nostro obiettivo è garantire una creazione di valore sostenibile per i nostri soci e, allo stesso tempo, creare un ambiente di lavoro attrattivo e orientato al futuro.»

Il suo modo di interpretare la leadership si discosta dall’idea tradizionale del comando e si avvicina, piuttosto, a quella della costruzione condivisa. Per Monika, una cooperativa funziona quando ogni persona si sente ascoltata e coinvolta, perché la fiducia è il capitale più prezioso di qualsiasi organizzazione agricola.

«Leadership significa soprattutto elaborare soluzioni insieme e svilupparci continuamente. Al centro ci sono una comunicazione trasparente, il lavoro di squadra e un clima di rispetto reciproco. La fiducia dei nostri soci e dei nostri collaboratori ha per me un valore fondamentale.»

Eppure, nonostante il contributo femminile sia sempre più evidente, Monika riconosce che esiste ancora una distanza da colmare. Nei luoghi in cui si decide il futuro dell’agricoltura, la presenza delle donne rimane infatti limitata. Non si tratta di una questione simbolica, ma di qualità delle decisioni: prospettive diverse arricchiscono il confronto e rendono più solide le scelte che riguardano un intero territorio.

Questa consapevolezza si riflette anche nelle politiche della cooperativa, dove la valorizzazione del lavoro femminile passa attraverso strumenti concreti: modelli di orario flessibili, attenzione alla conciliazione tra famiglia e lavoro e un riconoscimento esplicito del ruolo che le donne ricoprono all’interno delle aziende agricole.

In fondo, la storia della melicoltura venostana è sempre stata anche una storia di donne. Donne che hanno curato i meleti, gestito la contabilità dei masi, organizzato il lavoro familiare e tramandato competenze preziose spesso rimaste nell’ombra. Oggi quel patrimonio viene finalmente raccontato con maggiore consapevolezza, perché renderlo visibile significa offrire nuovi modelli alle ragazze che immaginano il proprio futuro in agricoltura.

«Non conta il genere, ma la competenza, l’impegno, la fiducia in sé stessi e la personalità. Desidero incoraggiare in particolare le donne a essere meno modeste, ad avere più fiducia nelle proprie capacità e a costruire attivamente il proprio percorso.»

È forse questo il messaggio più contemporaneo che arriva dalla Val Venosta: il futuro dell’agricoltura non dipenderà soltanto dall’innovazione tecnologica o dalla qualità dei raccolti, ma anche dalla capacità di riconoscere e valorizzare i talenti di chi la coltiva. E sempre più spesso, quei talenti hanno lo sguardo, la determinazione e la voce delle donne.