Il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta uno dei momenti più complessi della sua storia recente. Dazi, tensioni geopolitiche e inflazione ridisegnano le rotte commerciali e mettono alla prova le imprese. È il quadro emerso oggi a Roma nel corso dell’Assemblea Generale di Federvini, aperta dal Presidente Giacomo Ponti e che ha ospitato gli interventi del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del Viceministro delle Imprese Valentino Valentini.
Il mercato interno tiene
Nel primo trimestre 2026, la GDO italiana offre segnali incoraggianti. Il vino cede leggermente a volume (-1%) ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti che accelerano ulteriormente (+8,7%) su un trend positivo che dura ormai da oltre cinque anni. Gli spiriti rimbalzano con più forza (+2,9% a volume), spinti dagli aperitivi alcolici e dai sodati; bene anche il Gin, mentre la Grappa resta in difficoltà. Positivi anche gli aceti: crescono sia a valore (+2,4%) che a volume (+1%), con l’aceto di mele protagonista e l’Aceto Balsamico di Modena IGP stabile.
Più complesso il quadro fuori casa, dove l’inflazione pesa sui consumi nei locali di fascia media e bassa. La ristorazione di fascia alta invece regge: il 55% dei suoi frequentatori dichiara di consumare “sempre” vino o bollicine, contro il 25% della fascia media e l’11% di quella bassa. Significativo anche un altro dato: il 67% dei consumatori ritiene che la scelta di un buon vino influenzi in modo importante la qualità complessiva dell’esperienza al ristorante.
Export in frenata, ma l’Italia fa meglio degli altri
Sul fronte internazionale il primo trimestre 2026 è stato difficile per tutti i grandi Paesi produttori. Sui 12 principali mercati di riferimento, il valore delle importazioni di vino è calato del 17,1%. Il crollo più pesante si registra negli Stati Uniti (-38,9%), seguiti da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo contesto, l’export italiano ha perso il 13,3% a valore — un calo significativo, ma inferiore alla contrazione complessiva della domanda globale. Meglio gli spiriti: nel primo bimestre 2026 l’export segna +5,8%, trainato soprattutto da Spagna e Regno Unito.
Gli americani non rinunciano all’Italia
Il dato più confortante arriva dalla Consumer Survey condotta su 1.200 consumatori statunitensi. Nonostante i rincari legati ai dazi siano stati avvertiti dalla grande maggioranza degli acquirenti, meno del 10% ha sostituito i prodotti italiani con alternative. Anche di fronte a un potenziale aumento dei prezzi del 20%, una quota significativa dichiara che non cambierebbe le proprie abitudini d’acquisto. Il principale fattore di scelta resta la qualità percepita: la associano ai vini italiani il 47% degli intervistati, agli spirits il 48%, all’Aceto Balsamico di Modena IGP il 42%.
Ponti: “Nessun dazio può intaccare il nostro valore strategico”
«Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti», ha dichiarato il Presidente Giacomo Ponti. «Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Siamo portatori di un valore strategico — economico, culturale, identitario — che nessun dazio può intaccare.»






